Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo: Ling, Damir ed Ernesto ci mettono davanti alle etichette

Relatore seduto con un microfono in mano, immagine del materiale del cliente per Gargoyle

Ling, Damir, Ernesto. Nella presentazione di Gargoyle, questi tre nomi riportano l’attenzione sulle persone prima ancora che sulle categorie. Il romanzo di Alfredo Vassalluzzo, pubblicato da Sensibili alle Foglie, racconta un’umanità fatta di fragilità, maschere e contraddizioni. Il contesto è quello della reclusione, osservato attraverso un’esperienza di insegnamento nel carcere maschile di Velletri.

Un nome non spiega una vita. Può però ricordare che dietro una definizione collettiva esistono individui differenti. È una chiave per avvicinarsi ai personaggi citati nel materiale sul libro: non costruire per loro biografie immaginarie, ma interrogarsi sul rapporto fra singolarità, identità e giudizio sociale che la presentazione mette in evidenza.

Relatore seduto con un microfono in mano, immagine del materiale del cliente per Gargoyle

Il problema di vedere soltanto una categoria

Una categoria permette di orientarsi rapidamente, ma può diventare un ostacolo quando pretende di esaurire ciò che descrive. Definire qualcuno attraverso una condizione non significa aver compreso la persona. Il tema annunciato per Gargoyle si colloca proprio in questa distanza: l’umanità incontrata è difficile da ricondurre a una sola formula.

Ling, Damir ed Ernesto appartengono a una narrazione in cui il dolore convive con l’ironia e in cui possono emergere momenti di leggerezza. Il materiale disponibile presenta questi elementi come parte del quadro complessivo, senza assegnarli individualmente a un personaggio. L’interesse culturale sta nella pluralità che indicano: non un’emozione unica, non un ritratto uniforme.

Per il lettore, questa pluralità può diventare una domanda sul proprio sguardo. Quali aspetti di una persona siamo pronti a riconoscere e quali rischiamo di ignorare perché non corrispondono alle nostre aspettative? L’interrogativo non cancella il tema della responsabilità. Invita a non confondere la responsabilità individuale con l’idea che di un individuo sia già stato detto tutto.

È una distinzione delicata. Riconoscere complessità non equivale a rendere indistinguibili le differenze o a sospendere ogni giudizio. Significa ammettere che un essere umano può contenere tensioni, incoerenze e possibilità che una sola definizione non riesce a restituire. La letteratura offre uno spazio nel quale questa difficoltà può essere osservata senza essere subito risolta.

La recente vittoria del Premio Publio Virgilio Marone, nella sezione Narrativa edita, dà nuova visibilità al libro. La consegna del riconoscimento è prevista a Napoli il 14 novembre 2026. Dietro la notizia del premio rimane dunque una questione di lettura: quanto spazio siamo disposti a lasciare alla complessità che una storia ci presenta?

Anche chi guarda entra nel racconto

Il punto di osservazione di Gargoyle è legato alle lezioni e al rapporto fra il docente e gli studenti detenuti. L’insegnante porta convinzioni e aspettative, ma l’incontro mette alla prova entrambe. Le parole, i gesti e i silenzi assumono un peso diverso nell’ambiente della reclusione, mentre il progetto educativo incontra condizioni concrete con cui deve fare i conti.

Questo elemento impedisce di pensare all’osservatore come a una presenza del tutto esterna. L’esperienza modifica anche lui. Vassalluzzo collega la nascita del romanzo alla persistenza degli incontri e alle domande che continuavano a interrogarlo dopo il ritorno a casa. La relazione, quindi, non termina semplicemente quando finisce una lezione.

Il tema dei personaggi si lega così a quello dell’educazione. Se l’altro viene considerato soltanto il destinatario di un contenuto, si rischia di non vedere ciò che l’incontro richiede a chi insegna. La presentazione del libro suggerisce invece una dinamica nella quale comprendere significa anche rivedere le proprie attese.

Fra le questioni richiamate dall’opera ci sono inoltre gli effetti della detenzione e il reinserimento. Una volta conclusa la pena, resta da affrontare lo sguardo sociale. L’interrogativo sulle etichette si sposta quindi oltre il carcere: le definizioni che usiamo possono continuare ad accompagnare una persona anche quando la sua situazione è cambiata.

Il romanzo è disponibile anche in inglese con il titolo Behind the Law. Lettori diversi possono così incontrare una storia radicata nell’esperienza italiana. E ritrovare, attraverso nomi che all’inizio non conoscevano, una domanda molto vicina: quanto della persona davanti a noi scompare quando smettiamo di cercare oltre la categoria?

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